AL LAGO

novembre-13-2

ph novembre 2016

“Il sasso scagliato nelle acque frusciò via il silenzio.”

Era una nuvolosa mattinata di novembre, alienata e disoccupata
come molte altre mattine.

(Appartengo alle lettere non lette!
  dimenticate, strappate, bruciate, uccise.
 Incostante annuso la quadratura del cerchio
 Mi configuro una realtà da chiave che gira nella toppa
ungetemi con del buon olio ogni tanto, che cazzo!)

Borbotta il mio stomaco, gira la mia mente come
una porta a vetri (scuri) di un albergo a ore.
Improvvisamente mi incanto a guardare le stringhe
perennemente slacciate delle mie scarpe.
Non si batte più l’incanto! L’asta è finita.
Dal nulla o dal tutto mi ritrovo a pensare alle insegne al neon,
al lago di particolari questo mio essere insegna.
Vago solitario nel ventre di questa strana, sconosciuta città,
città dalle cadenze gotiche, inondata di spettrali architetture.
Le genti che la abitano, che la vivono, sembrano automi, corpi
di solo carne e nervi privati di ogni emozione, di ogni voglia.
Ma la cosa più inquietante di questo agglomerato sono le
insegne al neon, sono dappertutto! Questa massa abnorme di
luce artificiale rende questa città tetra e follemente oscura.
Viaggio alogeno, viatico surreale. Ritorno prepotentemente
alla realtà, inciampo nelle stringhe slacciate e casco per terra
come un sacco di patate, come un ballino di cemento, il tonfo
è uno splash! dato che l’erba e la terra dove casco sono inzuppate
di acqua. Mi trovo a terra il lago a pochi centimetri da me, lo guardo,
mi sembra che in qualche modo rida di me, mi rialzo di scatto, con
fare nevrotico inizio a raccogliere sassi, con rabbia, furore e impeto
gli scaglio contro il lago. Cerco nella mia testa una rapida soluzione
per prosciugare quel lago bastardo. Non trovo nessuna soluzione.
Vaffanculo sporco lago di merda.

ARPEGGI

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Casa diroccata nel Mugello (foto 2014)

 

Carezze deglutiscono tetre penombre
L’uomo di profilo siede sul ciglio della strada.
Finestra verso l’infinito. Strada senza sfondo.
Siede e lentamente si rolla una sigaretta
Siede con la calma nella tasca destra dei pantaloni
Nella sinistra, mescolati, tiene sogni e ricordi.
Il suo scarno viso è una barca di rughe
I suoi bianchi capelli un groviglio di giorni.
Strada deserta, arnia di nebbia
Un uomo senza forze si accascia a terra.
Nessuno lo cercherà.
Il cuore è il nostro sporco tamburo.

ogni finestra è l’infinito…” (cit.)

ghegas

ottobre 22, 2016

ottobre-2

Scatto Ottobre 2016

 

Nelle penombre di corridoi stanchi
Passeggiano l’incedere del tempo fiori di carta.
Vivono dentro brutti vasi di maiolica 
Vivono abitati nell’intimo da polvere e ragni.


Simone Robertazzi


 

Diario di un guardiano svogliato (El capiss nient) — Gino

E niente, dopo due ore e mezzo di autostrada per arrivare a Varese da Milano , il tizio mi spiega quel che devo fare: Sorvegliare l’ entrata del parcheggio sotterraneo annesso al supermercato, che si trova al piano “0” e scoraggiare l entrata e l uscita a piedi, indicando ai furbacchioni l’ accesso giusto e […]

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ODE

ottobre-3-017

foto Ottobre 2015

 

“Nella visione vorace danza l’albero fermo.
Incanto la fanciullesca voce del pioppo.
Nel tardo meriggio autunnale orde di gatti
annoiati rincorrono topi.”

          ODE

Ode alla mezzina di rame
Ode al capisteo e al trogolo
Ode al piè di porco e alla falce messoria.

Non conosco le città
Non conosco la vita contadina
Ibrido (nei miei sogni) vago campi e piazze.

Malfermo il mio dire ruzzola scale
Ode alle ferite aperte
Alle feritoie, alle scappatoie
Ode alle mani screpolate
Alle unghie nere, agli abiti unti.

Simone Robertazzi 

 

della violenza, della sostanza e dell’apparenza — verinski o del come mi chiama kleo

discutevamo con occhi grandi e labbra masticate della violenza, della sostanza, dell’apparenza: non è tanto la bomba, quanto il rumore a scoperchiare i polsi dei passanti e ci sono notti in cui non si può dire che il sole è lo steroide in un’arancia, che – se la puttana annega – la radio tace, […]

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